QUANTA IMPORTANZA HA IL TERRICCIO PER IL BENESSERE DELLA PIANTA GRASSA ? QUALE TERRICCIO USARE E IN QUALI MESI RINVASARE ?

La pianta grassa seppur occasionalmente deve esser rinvasata per avere maggiori possibilità di crescere in modo florido. Il meccanismo è semplice: un nuovo vaso, non troppo più grande, consentirà di far radicare meglio la pianta e di conseguenza crescerà di più, ma si deve far molta attenzione al tipo di terra che si sceglie ed al periodo del rinvaso.

In quali periodi dell’anno effettuare i rinvasi delle piante grasse

I periodi migliori in cui effettuare i rinvasi necessari per le vostre piante sono i mesi della primavera e dell’autunno. Questi mesi sono consigliati sia per i rinvasi sia per aggiungere o cambiare il terriccio di giardini pensili e giardini. In alcuni casi, ad esempio quando la pianta è particolarmente stanca e non cresce oppure non fiorisce da tempo, si ritiene che l’operazione del rinvaso sia la giusta soluzione per ridarle vigore e splendore. L’operazione del rinvaso dovrà però esser fatta con il terriccio adatto alle piante grasse.

L’importanza del Terriccio

In alcuni casi le piante muoio e le persone se ne addossano la colpa pensando di aver dato alle proprie piante grasse troppe poche attenzioni. Si sa che la maggior parte delle piante succulente non necessitano di tantissime cure e molte persone, proprio perchè non hanno il pollice verde, scelgono le succulente o le piante grasse in generale, addossandosi però comunque la colpa se la pianta vive poco. In realtà, quando si compra una pianta, si dovrebbe fare molta attenzione al tipo di terriccio nel quale vi è stata consegnata e controllare che sia effettivamente il terreno migliore per la pianta grassa.  Se avete acquistato la vostra pianta grassa da degli specialisti potete star sicuri del fatto che il suo vaso sia stato riempito con la terra corretta, ma se avete acquistato la pianta in luoghi generici e non specializzati è necessario pensare ad un rinvaso.

Il terriccio di coltivazione non adatto, con poco o nessun drenaggio, porta facilmente la povera pianta, in poco tempo, alla marcescenza per l’eccessiva presenza di acqua nel vaso.

Il terriccio per le piante succulente e la loro irrigazione

Le piante grasse possono sopravvivere in luoghi secchi e aridi per lunghi periodi privi di piogge grazie, nella maggior parte dei casi, alle loro foglie che sono tipicamente carnose e sono fatte per conservare l’acqua. Ovviamente anche le piante grasse necessitano, come tutte, di annaffiature regolari, che possono essere più o meno abbondanti e più o meno frequenti a seconda delle specie e delle varietà. Le piante grasse non vanno bagnate in eccesso per evitare marciumi sia delle radici sia dello stelo e delle foglie, ma alcune volte il terriccio sbagliato è il responsabile del marciume e non, o non solo, le modalità con cui le avete innaffiate. Inoltre, va considerato che il vento, il sole, le fonti di aria calda e secca sono fattori che determinano l’asciugamento del terreno e di conseguenza le piante vanno innaffiate in maniera diversa a seconda di due fattori: il luogo, giardino – balcone – abitazione, in cui tenete le vostre piante grasse, e la zona geografica in cui vivete, a nord dove le temperature sono più rigide o a sud dell’Italia dove il clima è più temperato.  

Il miglior terriccio per le piante grasse

Illustriamo adesso le caratteristiche che deve avere un terriccio specifico per tutti i tipi di cactacee, succulente e caudex.

Come abbiamo visto dovrà essere un terriccio altamente drenante per evitare che ostruisca l’apparato radicale impedendone il corretto sviluppo con conseguenze anche gravi per la pianta stessa. Per garantire una vita sana e prosperosa alle piante cactacee e alle succulente il drenaggio del terreno è fondamentale in quanto deve evitare ristagni idrici o interminabili attese prima che il terriccio si asciughi completamente. Per ottenere questo scopo il terriccio deve avere la presenza di inerti che garantiscono areazione rendendolo leggero e poroso ed evitando che risulti stopposo ed appiccicoso. 

Il terreno migliore, altamente drenante, che rispecchia le caratteristiche sopra descritte deve esser composto da 60% di substrato di coltivazione, più un 20% di lapillo vulcanico 3/5mm e per completare da un 20% pomice 3/5mm. Vediamo nel dettaglio le sue componenti.

Le caratteristiche del substrato di coltivazione

Con il termine “substrato colturale” si intende quell’insieme di sostanze organiche, inorganiche e di materiale inerte che costituiscono il «terreno artificiale» sul quale vivono le piante coltivate in contenitore. Il substrato di coltivazione ha una doppia funzione: la prima, dare ancoraggio e supporto per le radici, proteggendole dalla luce e permettendo loro la respirazione e, la seconda, trattenere e contenere l’acqua ed i nutrienti di cui le piante hanno bisogno. I materiali che compongono il substrato sono opportunamente miscelati in modo da fornire il sostentamento e gli elementi nutritivi necessari alle piante per crescere e svilupparsi.

E’ fondamentale che la struttura del substrato si mantenga stabile nel tempo, deve, in altri termini, in fase di disidratazione (restringimento), resistere al compattamento e alla riduzione di volume, in quanto l’eccessivo restringimento del substrato può essere la causa della rottura delle radici.

Le caratteristiche principali del substrato di coltivazione sono la fertilità, il drenaggio, l’areazione, la leggerezza, la capacità di fornire ossigenazione alle radici, l’essere immune da qualsiasi tipologia di patologia.

Il lapillo vulcanico e le origini del suo nome

La parola lapillo deriva dal latino e significa ‘piccola pietra’. Il lapillo vulcanico viene anche chiamato scoria, scoria vulcanica o, genericamente, lava.

Il lapillo vulcanico è un materiale inerte naturale che, come suggerisce il nome, è di origine vulcanica e vanta una ricca quantità di sali minerali.

Il lapillo vulcanico è 100% naturale ed ecologico ed ha PH neutro. Si tratta di un inerte vulcanico naturale molto usato come drenante e termometro dell’umidità. Grazie ai suoi pori aiuta ad ossigenare il substrato evitando il proliferare di funghi e muffe che sono dannosi a cactus e succulente. Utilizzando il lapillo potete facilmente ottenere una composta omogenea ed adatta alle esigenze di tutte le piante grasse. Il lapillo è utilizzato con successo anche come pacciamatura perché evita la crescita di erbacce infestanti consentendo comunque la penetrazione dell’acqua, ma senza ristagni.

Il lapillo vulcanico si presenta in forma granulare con alveoli a cellule aperte ed è dotato di una buona porosità. Il suo colore, che varia in base al giacimento da cui viene estratto, è bruno o rossastro. Se è di colore scuro probabilmente contiene un alto contenuto di ferro, mentre se è di colore rosso vivo ha caratteristiche agronomiche migliori e risulterà particolarmente leggero e poroso quasi come la pomice.
Infine ma non di minor importanza il lapillo vulcanico è ricco di sali minerali ed elementi nutritivi che vengono rilasciati lentamente alle piante.

La pietra pomice e il suo impiego nel terriccio

La pietra pomice è un minerale che si trova naturalmente nei giacimenti di origine vulcanica ed è largamente impiegata nel settore del florovivaismo professionale e hobbistico, dove è apprezzata per le elevate caratteristiche di porosità e leggerezza. 
La pomice è quindi un materiale inerte, 100% naturale, che viene usato per favorire la circolazione dell’aria e l’ossigenazione nei terricci. Inoltre, nei terreni più compatti ed argillosi, favorisce il drenaggio dell’acqua in profondità. La pomice è particolarmente indicata per le piante con un apparato radicale importante in quanto consente una perfetta aerazione.

Proprio per le sue caratteristiche, se aggiunta al terriccio per piante grasse ne aumenta l’ossigenazione ed il drenaggio, oltre a favorire lo scambio di anidride carbonica che le piante rilasciano dalle radici.

La struttura alveolare della pomice le consente di comportarsi come una spugna: immagazzinare acqua per poi cederla gradualmente al terreno e alle piante. Questa pietra è utilizzata, non solo nella coltivazione in vaso, ma anche come elemento di arredo di terrazze e balconi, verde pensile e tappeti erbosi.

La pomice è comunemente bianca, poiché vi è una prevalenza di silice amorfa, ma può assumere anche una colorazione crema, grigio, verde o nero. Le varianti di colore più scuro sono ricche anche di altri minerali, come il ferro – esempio la pomice nera delle Isole Canarie.

In Italia la pomice viene principalmente estratta nell’isola di Lipari, la maggiore dell’arcipelago delle Eolie. Grazie al vulcanismo dell’isola, la pomice è presente in qualità purissima e Lipari vanta una lunga storia industriale basata sull’estrazione di questa semplice ma preziosa risorsa.

Curiosità: la pietra pomice è l’unica pietra che galleggia nell’acqua proprio per la sua elevata porosità.

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